Hai mai sentito parlare di quello che è successo in Darfur? Un genocidio… ma pochi sanno chi è stato a bloccare gli interventi delle Nazioni Unite, e chi ha venduto le armi utilizzate per il massacro. La Cina approfittando del diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite è riuscita a posticipare l’invio di un contingente militare in Darfur per ben 4 anni, provocando la morte di milioni di africani fino al 31 agosto 2007, quando riuscì a trovare un accordo che non intaccasse i rapporti economici con il Sudan, permettendo quindi l’invio di militari O.N.U. Quanto accaduto in Darfur è però solo un sintomo dell’avanzata cinese in tutta l’Africa; infatti sembra che molti governi africani stiano assegnando le concessioni di estrazione di petrolio, di rame, gas, ecc. in vista di una futura intensificazione dello sfruttamento delle materie prime del continente nero. Per cui il 4-5 novembre 2006 i leader di 48 paesi africani si ritrovarono a Pechino per approfondire questioni economiche. Ma che rapporto potrebbe mai instaurarsi tra un dittatore africano ed una potenza mondiale come la Cina...(?) Omar Hasan Ahmad al-Bashir, capo di stato sudanese (dittatore), ha permesso, in cambio di prestiti a lungo termine, che 13 delle 15 compagnie petrolifere presenti in Sudan fossero cinesi, che il 70% dell’oro nero estratto si riversasse in Cina, che la China National Petroleum Corporation (Cnc) possedesse il 47% della Greater Nile Petroleum Operating Company la più grande compagnia petrolifera nord africana… ed altro, per non parlare di quello che accade in paesi come l’Angola, dove il 75% del petrolio prodotto viene spedito in Cina, senza permettere che questo stato crei una propria economia. Ma c’è ancora una questione incredibile di cui nessuno parla se non National Geographic qualche volta… le “importazioni” di poveri lavoratori cinesi direttamente in Africa, collocandoli in villaggi dove non esistono scuole e parchi, ma solo persone sfruttate fin da bambini, e dove il lavoro è continuo, notte e giorno, con alternanze di turni di 14 ore (!), come afferma Hu Intò, ex lavoratore di uno di questi villaggi, intervistato tre anni fa da Chris Carroll in Benin. Secondo ciò che questo giornalista ha riportato nel 2005 i villaggi erano 18, tra una serie di paesi africani, ed ora visto l’aumento degli occhi a mandorla in città come Addis Abeba (Etiopia), Windhoek (Namibia) e Niamey (Nigeria), verrebbe da pensare che siano stati creati altri villaggi… e che una volta concluso il loro colossale lavoro, come la costruzione di basi di estrazione petrolifera, alcuni asiatici continuino a lavorare li, ad altri vengano lasciati diventando i cinesi d’Africa. E’ chiaro che il monopolio dell’economia mondiale oggi sembri essere conteso tra Cina ed U.S.A, ma forse dovremmo imporci anche noi in questa disputa economica… senza Italia o Francia o Inghilterra, ma come Europa… e magari saremo proprio noi, la nostra generazione, ad unire l’Europa ed a permetterle di riprendere quella forza ideologica capace di spianare la strada per il progresso.
Roberto Saluzzo





