domenica, 11 maggio 2008
Frastagliati erano i contorni del cielo che veniva riempito da un dardeggiante bagliore vermiglio. Scompariva nel mare il sole caldo al dilagare delle tenebre.
Tornavano sul far della sera alle loro case i villeggianti soddisfatti della giornata trascorsa con i piedi immersi nella sabbia. Si muovevano in direzioni opposte come tanti piccoli insetti nelle viuzze del paese. Tra di loro camminava anche un vecchio di bassa statura, un vecchio che non possedeva nulla di troppo particolare per essere descritto. Quando tramontava il sole usciva dalla sua dimora con in mano una leggera poltroncina di vimini e tenendo sotto braccio alcune tele. Disponeva sui cavalletti i dipinti lungo la via principale e li lasciava lì in modo che tutti potessero ammirare ciò che la sua fantasia aveva prodotto. Mentre entrava al solito bar per gustarsi un caffè.
Intanto il paese si animava; veniva messa in funzione la giostra per bambini e una piacevole canzoncina popolare si spandeva nell'aria bluastra; i vacanzieri, saturi dopo una lauta cena, camminavano avanti e indietro sul lungomare, alla ricerca di aria colma di iodio; l'intero paese brulicava di persone di tutte le età. I suoi quadri, però, non venivano degnati di sguardi intensi, nessuno si fermava per domandarne il prezzo, nessuno voleva portarseli a casa. Eppure il vecchio non si tormentava per questo. Non desiderava la gloria e la fama, non voleva essere ricco, non anelava il riconoscimento della sua bravura. Non era bravo. Lo sapeva. Tuttavia era da quarant'anni che andava avanti per quella strada perchè gli piaceva stare ore davanti ad un paesaggio e pensare, lasciandosi trasportare dalle sue elucubrazioni lontane dalla realtà, sulla soglia della follia. Non era pazzo, era semplicemente illuso. Un illuso che non ha mai conosciuto la noia e che ha sempre trovato la felicità. Una gioia irreale, ma pur sempre gioia. Egli l'ha scovata laggiù dopo il pontile, tuffandosi in mare, nuotando vicino alla costa e arrivando in una grotta deserta, conosciuta solo dagli amanti durante l'estate. Un giorno ha trovato una conchiglia, l'ha appoggiata vicino all'orecchio e ha sentito i flutti del Mediterraneo. Ha capito che i veri beffati dalla storia sono coloro che credono di poter trovare la completezza nei successi lavorativi o nelle grandi passioni amorose. Lui, per tutta la vita, ha guardato con occhio vigile la realtà, senza trasformare il futuro in cascate d'oro o ritoccare un passato non troppo brillante. Solamente colpevole di un'illusione chiamata presente. Ha vissuto senza pensare al futuro o al passato: ed è felice. Non avrà governato un paese, non si sarà arricchito, non avrà avuto una famiglia numerosa, ma ha fatto la più grande scoperta che possa esserci: ha trovato il segreto per stare bene con se stesso.
E così alla fine della stagione, quando carovane di villeggianti sgomberavano le spiagge, il vecchio si è recato di nuovo sul pontile, come quarant'anni prima, come tutti i giorni della sua esistenza. Ha percorso una piccola rampa di scalette per arrivare alla spiaggia. Si è seduto sulla sabbia, non più con l'agilità di una volta. Si è sporcato un poco i calzoni inzuppandoli con l'acqua salata del mare. Ha guardato lo spazio intorno a sé, ha abbracciato le sue ginocchia e ha chiuso gli occhi con un sorriso d'ambrosia sulle labbra.
 

Ilaria Del Boca

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domenica, 04 maggio 2008
La costellazione del carro aveva illuminato quella spensierata notte d'estate in cui si erano finalmente distesi i pensieri attorcigliati dell'inverno. La volta del cielo era trapuntata di stelle, le quali apparivano come fari ai navigatori temerari della vita. Adagiati tra i fili dell'erba tinteggiata di un verde perlaceo, sei ragazzi a pancia in su contemplavano gli astri, dolcemente illusi di non essere soli a questo mondo. Milioni di creature come loro, appellandosi a quelle pepite d'oro nell'oscurità, cercavano una chiave che potesse aprire le porte di tutti i misteri irrisolti. Il silenzio feriva i loro volti pallidi e le tenebre inghiottivano la giornata che avevano appena trascorso insieme. Erano sei ragazzi con grandi aspettative per il futuro, erano diretti verso diverse destinazioni, ma ciascuno di loro era accumunato dal desiderio di completare una fase per inaugurarne un'altra. Sapevano ancora ben poco l'uno degli altri, ma dal momento che i loro percorsi si erano incrociati, ora viaggiavano fianco a fianco senza pensare a cio' che sarebbe accaduto l’indomani. Correvano liberi nei prati, rotolando giu' senza preoccuparsi del dolore fisico. Qualcuno aveva detto "Fidatevi di me, la strada è questa!" e tutti l'avevano seguito di gran lena. Si erano pero' ritrovati con l'erba che arrivava loro ai fianchi e la difficoltà di vedere dove stessero mettendo i piedi. Il primo della fila era caduto, ma si era prontamente rialzato sventolando una mano in aria. Avevano continuato la discesa, anche se con parecchie proteste rivolte a colui che credeva di aver imboccato il sentiero giusto. Nessuno aveva fretta di tornare a casa e di sdraiarsi per dormire. La notte sembrava tendere all'infinito e il tempo era fermo, con le lancette bloccate alla mezzanotte. Continuavano a parlare e senza alcuno sforzo, entravano ed uscivano l'uno dalla mente degli altri. Non provavano rancori, paure, tormenti, erano sereni, abbracciati dal corollario dei monti che proteggeva quella valle. Non faceva neppure freddo, solo qualche brivido leggero scuoteva le loro membra. Ricordavano momenti passati e condividevano emozioni appena accennate. Tutto era estremamente opaco, offuscato in mezzo al buio e solo due colori brillavano intensamente: il bianco e il nero. Chissà quali desideri avevano espresso nella notte i componenti di quel sestetto che spesso aveva travisato cosa volesse dire veramente vivere. Si erano schiantati al suolo parecchie volte, ma nulla li aveva fermati nel bel mezzo della scalata della vita. Tutto era perfetto per quei giovani ai piedi dei monti, sconnessi dalla realtà, ma in contatto con la natura, che donava loro un respiro piu' leggero, saturo di libertà finalmente.
 
Ilaria Del Boca
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