Esattamente 100 anni fa, il 20 maggio del 1908, nasceva a Indiana, Pennsylvania, James Maitland Stewart, uno dei più grandi attori americani. La sua vita in breve: laurea in architettura a Princeton, in aviazione durante la seconda guerra mondiale, all’età di quarantun anni sposò un’ex-modella, Gloria Hatrick McLean, e il loro fu un caso più unico che raro: uno dei pochissimi matrimoni di attori hollywoodiani che si siano rivelati durevoli. Morì a Los Angeles nel 1997.
Nel corso della sua lunghissima carriera, James Stewart legò indissolubilmente il proprio volto ad alcuni personaggi tipici, in primo luogo al sempliciotto imbranato ma onesto dei film di Frank Capra, forse, almeno alcuni, un po’ buonisti, ma che io personalmente adoro: recitò ad esempio ne L’eterna illusione, in cui appare il mio prototipo di famiglia ideale (un piccolo manicomio); e che dire dell’indimenticabile George Bailey ne La vita è meravigliosa, fiabesco e quasi dickensiano? E poi ovviamente il mitico Mr Smith va a Washington, in cui a mio parere interpreta uno dei più bei personaggi in assoluto della storia del cinema. Oltre a Capra, ebbe anche lunghi sodalizi con altri grandi registi: per Hitchcock fu “l’uomo che sapeva troppo” (il marito di Doris Day che canta Que serà serà), il guastafeste, o meglio, “guastacocktail” in Nodo alla gola (o Cocktail per un cadavere), il poliziotto con le vertigini nel tenebroso La donna che visse due volte (una bellissima Kim Novak), il guardone paranoico (ma poi mica tanto) de La finestra sul cortile… Sempre affiancato da donne stupende, ovviamente. Un altro genere in cui Stewart ha lasciato un’impronta notevole è il western: compare a fianco di John Wayne in due film: L’uomo che uccise Liberty Valance (uno dei film più deprimenti che io abbia mai visto) e Il Pistolero, sorta di testamento cinematografico di John Wayne. Bene: in uno gli frega la ragazza e la gloria, nell’altro gli annuncia che ha un cancro in fase terminale. Non un buon rapporto, insomma! Invece, sempre in ambito western, importante è la collaborazione con il regista Anthony Mann. Là dove scende il fiume, Terra lontana, L’uomo di Laramie sono western atipici, più crudi e violenti di quelli classici di Ford, con un protagonista dal passato tenebroso: insomma, quanto di più distante ci possa essere dall’ingenuo Stewart dei film di Capra. Quello che preferisco, tra i film girati con Mann, è però Winchester ’73, che, come dice il titolo, ruota tutto attorno a un fucile e a una vendetta. Di Mann è anche Lo sperone nudo, ma io non l’ho visto, perché è introvabile.
Nella sua assai varia carriera, Stewart interpretò ogni tipo di ruolo (tranne, forse, il cattivo): personaggi realmente esistiti (Lindbergh, un credibile Glenn Miller, perfino un improbabile Wyatt Earp); il medico-clown, melanconico come è tipico dei pagliacci, ne Il più grande spettacolo del mondo (in cui è praticamente irriconoscibile); il pazzoide che parla con un immaginario coniglio gigante in Harvey (è mitico, quel film!). E poi ancora il patriarca di Shenandoah, la spalla della Novak ne Una strega in paradiso, e poi Cavalcarono insieme, con Richard Widmark, Passaggio di notte, Scandalo a Filadelfia, in cui canta “I’m there, over the rainbow…” (Puah! Era meglio Judy Garland…). Beh, non si può citare tutto. Un’ultima chicca: nella versione originale è lui a doppiare il cane-sceriffo Wylie Burp nel cartone Fievel conquista il West.
Sara Caputo





