Ho sempre pensato che nella vita ci siano tre grandi soddisfazioni che debbano essere vissute fino in fondo, nonostante implichino una necessaria fatica od uno sforzo non precisamente piacevole da parte nostra. Queste tre soddisfazioni sono, in ordine di godimento, il sentirsi realizzato, il bere, quando si ha sete e il defecare nel bagno della propria casa calda e accogliente. Sebbene le prime due abbisognerebbero di una trattazione a dir poco filosofica che lascio ai posteri, per nostra grazia e fortuna la defecazione ha un ruolo di non secondo piano ampiamente trattabile da parte nostra. Quale la soddisfazione nel sedersi sulla tavoletta bianca, ancora un po’ fredda perché esposta alle intemperie della corrente che viene dalla finestrella in alto a muro! Quale la gioia del momento di isolamento, immerso nel silenzio e nella concentrazione più totale! Quale l’onnipotenza dell’uomo, che sceglie il quando e il come il suo corpo deve eliminare le sostanze inutili!
In realtà questo piccolo rituale ha un che di divino. E’ il momento in cui possiamo parlare con noi stessi; è il momento in cui la nostra aura di forza vitale consuma energia nella contrazione dei glutei e scatena in noi un piacere che raggiunge il culmine all’atto dell’espulsione vera e propria. L’eterno ritorno della materia alla materia, insomma. L’emanazione plotiniana del nostro corpo all’infuori di esso, l’alienazione marxista nell’infimo, il pessimismo cosmico di constatare che noi siamo anche ciò che rifiutiamo chimicamente di essere.
Come tutti i grandi filosofi, anche noi cercheremo di fare un discorso sistematico, e sfruttando il metodo empirico delineeremo i fondamentali caratteri con cui si presenta la defecatio nelle sue varie forme, tenendo presente che trattandola al presente, ovvero nell’atto in cui si manifesta, essa prenderà il nome defecamentum, dal gerundivo degli antichi popoli latini, che per primi ci hanno offerto solide basi teoriche:
- “Defecamentum Standard”: tipico di chi non ha tempo, di chi ha appena trovato lo spazio tra una pubblicità e l’altra in tv. La generica “bottam et viam”, con probabile residuo marrone nel water per mancanza di tempo per poterla pulire con lo spazzolone. Solitamente è accompagnata dalla speranza che l’espulsione sia veloce, indolore, e soprattutto ben solida la materia espulsa, così da non richiedere troppa fatica per la pulizia prima di tornare sul comodo divano.
- “Defecamentum In Gaude”: tipico di coloro che amano sfogliare le pagine di un giornale seduti sulla tavoletta. Questo tipo di evacuazione richiede la doppia concentrazione di leggere ed effettuare lo sforzo, ma la soddisfazione, ad azione conclusa, è maggiore rispetto all’evacuazione standard. Ad azione finita sono spesso visibili macchie rosse sulla gambe, causa l’appoggio involontario dei gomiti su di esse durante la lettura.
- “Defecamentum Barbarorum”: implica una violenta evacuazione accompagnata da urla e da sforzi labiali; può causare rossore al viso e solitamente porta a frustrazione e rabbia. Si consiglia di utilizzare lo spazzolone e di tirare l’acqua dopo la prima e la terza fuoriuscita, onde evitare spiacevoli inconvenienti per la badante che verrà a pulire l’ora successiva.
- “Defecamentum In Vegetatio”: è la defecazione vegetativa, di chi si limita a sedersi e a fissare le mattonelle del muro del bagno che ha di fronte agli occhi. Solitamente è tipica dei pigri, che restano anche parecchi minuti sul water senza far nulla. Lo sforzo è minimo, lo scarico avviene in modo freddo e distaccato. Può causare formicolio alle gambe o mal di schiena.
- “Defecamentum Soporiferum” : la probabilità di effettuare una defecazione di questo tipo è direttamente proporzionale all’ingestione di sostanze leguminose o vegetali; l’odore alacre e dolciastro, molto simile a quello del rutto del nonno, impiega molto tempo a dileguarsi. L’unico consiglio che si può dare è quello di aprire la finestrella, di utilizzare lo spruzzino alla menta e di evitare che qualcuno vada in bagno dopo di noi.
- “Defecamentum Brodinatum” : riconoscibile dalla presenza di sostanze liquide; la fuoriuscita è data da leggere spruzzatine, ad intervalli di tempo variabili in base alla tensione accumulata durante il giorno e alla capacità da parte dell’uomo di non contrarre troppo in fretta i glutei, onde evitare che parte della sostanza rimanga dentro il corpo. Il colore giallastro o verde pisello è proprio di tale defecatio. Le colate simili al brodo della minestra possono prendere ogni direzione, quindi si consiglia di ondulare i glutei per far si che esse cadano verso il basso.
Questi sono i casi più generali, ma in realtà ve ne sarebbero molti altri. Ciò che più importa, dopo questa superficiale analisi, è che nella vita ognuno di noi ha i suoi bei momenti: c’è chi li sfrutta, c’è chi non lo fa. Per fortuna, la gioia di una sana e calda defecatio ci coglie tutti, e se siamo disposti ad accoglierla con la gioia con cui il padre accoglie il figlio prediletto tornato dopo tempi di vagabondaggi, allora sì che la vita è bella, perché è fatta anche di questi momenti, in cui ci siamo solo noi e l’escremento. Ovvero, c’è l’escremento.
Marco Agnello
postato da: MemoTheWaves alle ore 16:04 | Permalink | commenti
categoria:varie, agnello, maggio 2008
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