domenica, 11 maggio 2008
Ho sempre pensato che nella vita ci siano tre grandi soddisfazioni che debbano essere vissute fino in fondo, nonostante implichino una necessaria fatica od uno sforzo non precisamente piacevole da parte nostra. Queste tre soddisfazioni sono, in ordine di godimento, il sentirsi realizzato, il bere, quando si ha sete e il defecare nel bagno della propria casa calda e accogliente. Sebbene le prime due abbisognerebbero di una trattazione a dir poco filosofica che lascio ai posteri, per nostra grazia e fortuna la defecazione ha un ruolo di non secondo piano ampiamente trattabile da parte nostra. Quale la soddisfazione nel sedersi sulla tavoletta bianca, ancora un po’ fredda perché esposta alle intemperie della corrente che viene dalla finestrella in alto a muro! Quale la gioia del momento di isolamento, immerso nel silenzio e nella concentrazione più totale! Quale l’onnipotenza dell’uomo, che sceglie il quando e il come il suo corpo deve eliminare le sostanze inutili!
In realtà questo piccolo rituale ha un che di divino. E’ il momento in cui possiamo parlare con noi stessi; è il momento in cui la nostra aura di forza vitale consuma energia nella contrazione dei glutei e scatena in noi un piacere che raggiunge il culmine all’atto dell’espulsione vera e propria. L’eterno ritorno della materia alla materia, insomma. L’emanazione plotiniana del nostro corpo all’infuori di esso, l’alienazione marxista nell’infimo, il pessimismo cosmico di constatare che noi siamo anche ciò che rifiutiamo chimicamente di essere.
Come tutti i grandi filosofi, anche noi cercheremo di fare un discorso sistematico, e sfruttando il metodo empirico delineeremo i fondamentali caratteri con cui si presenta la defecatio nelle sue varie forme, tenendo presente che trattandola al presente, ovvero nell’atto in cui si manifesta, essa prenderà il nome defecamentum, dal gerundivo degli antichi popoli latini, che per primi ci hanno offerto solide basi teoriche:
-         “Defecamentum Standard”: tipico di chi non ha tempo, di chi ha appena trovato lo spazio tra una pubblicità e l’altra in tv. La generica “bottam et viam”, con probabile residuo marrone nel water per mancanza di tempo per poterla pulire con lo spazzolone. Solitamente è accompagnata dalla speranza che l’espulsione sia veloce, indolore, e soprattutto ben solida la materia espulsa, così da non richiedere troppa fatica per la pulizia prima di tornare sul comodo divano.
-         “Defecamentum In Gaude”: tipico di coloro che amano sfogliare le pagine di un giornale seduti sulla tavoletta. Questo tipo di evacuazione richiede la doppia concentrazione di leggere ed effettuare lo sforzo, ma la soddisfazione, ad azione conclusa, è maggiore rispetto all’evacuazione standard. Ad azione finita sono spesso visibili macchie rosse sulla gambe, causa l’appoggio involontario dei gomiti su di esse durante la lettura.
-         “Defecamentum Barbarorum”: implica una violenta evacuazione accompagnata da urla e da sforzi labiali; può causare rossore al viso e solitamente porta a frustrazione e rabbia. Si consiglia di utilizzare lo spazzolone e di tirare l’acqua dopo la prima e la terza fuoriuscita, onde evitare spiacevoli inconvenienti per la badante che verrà a pulire l’ora successiva.
-         “Defecamentum In Vegetatio”: è la defecazione vegetativa, di chi si limita a sedersi e a fissare le mattonelle del muro del bagno che ha di fronte agli occhi. Solitamente è tipica dei pigri, che restano anche parecchi minuti sul water senza far nulla. Lo sforzo è minimo, lo scarico avviene in modo freddo e distaccato. Può causare formicolio alle gambe o mal di schiena.
-         “Defecamentum Soporiferum” : la probabilità di effettuare una defecazione di questo tipo è direttamente proporzionale all’ingestione di sostanze leguminose o vegetali; l’odore alacre e dolciastro, molto simile a quello del rutto del nonno, impiega molto tempo a dileguarsi. L’unico consiglio che si può dare è quello di aprire la finestrella, di utilizzare lo spruzzino alla menta e di evitare che qualcuno vada in bagno dopo di noi.
-         “Defecamentum Brodinatum” : riconoscibile dalla presenza di sostanze liquide; la fuoriuscita è data da leggere spruzzatine, ad intervalli di tempo variabili in base alla tensione accumulata durante il giorno e alla capacità da parte dell’uomo di non contrarre troppo in fretta i glutei, onde evitare che parte della sostanza rimanga dentro il corpo. Il colore giallastro o verde pisello è proprio di tale defecatio. Le colate simili al brodo della minestra possono prendere ogni direzione, quindi si consiglia di ondulare i glutei per far si che esse cadano verso il basso.
 
Questi sono i casi più generali, ma in realtà ve ne sarebbero molti altri. Ciò che più importa, dopo questa superficiale analisi, è che nella vita ognuno di noi ha i suoi bei momenti: c’è chi li sfrutta, c’è chi non lo fa. Per fortuna, la gioia di una sana e calda defecatio ci coglie tutti, e se siamo disposti ad accoglierla con la gioia con cui il padre accoglie il figlio prediletto tornato dopo tempi di vagabondaggi, allora sì che la vita è bella, perché è fatta anche di questi momenti, in cui ci siamo solo noi e l’escremento. Ovvero, c’è l’escremento.

Marco Agnello

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categoria:varie, agnello, maggio 2008
domenica, 04 maggio 2008
Timmy Boy non ha mai dimenticato quello che gli è successo due anni fa, quellesperienza così strana e così completa che ha vissuto e condiviso con i veterani lettori di questo giornaletto. Se ci pensa, riesce ancora a sentire quei bassi che pompano sulle sue piccole orecchie, e lodore del sudore, e la coda al guardaroba, e il buttafuori indiano con quellenorme massa muscolare. Timmy Boy è tornato alla Crystal, e ci è tornato parecchie volte, acquistando legalmente e regolarmente una preve da quel tipo figo della sua classe. Dopo due anni, le cose sono cambiate, e Timmy Boy si trova di fronte ad una scelta. Solo, è meglio spiegare prima in che modo le cose sono cambiate.
Timmy Boy è cresciuto in un ambiente decisamente cabbina, e gli è sempre stato insegnato che non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che puoi trovare in vendita da Jack. Così ha passato un periodo magnifico allinsegna della notorietà, ed è anche riuscito a vincere la sua proverbiale timidezza con le ragazze, cominciando ad agire con la mentalità patio-club per conquistarle tutte: avvicinandosi alla più bella fanciulla di un gruppetto, senza nemmeno conoscerla, le si chiede di uscire, un giorno di questi. Se lei accetta, è la tua nuova tipa ufficiale, se no pazienza, si prova con la fanciulla più carina del gruppetto adiacente al primo. Poi un giorno ha scoperto che il mondo in cui viveva era solo uno dei mondi possibili, e con le giuste conoscenze ha fatto un bel salto, oplà, addio gente di Jack, io vado dalla gente di Frav. Ebbene sì, Timmy Boy è saltato dalla gente di Frav. E possiamo con sicurezza dire che ci è rimasto fino ad oggi, lì in mezzo. Fino ad oggi, per due anni, e oggi deve fare una scelta. Se riuscite ad avvicinarvi a lui, è anche in grado di dirvi cosa ha comportato, questo enorme salto sociale da una sponda allaltra del fiume. Prima di tutto, Timmy Boy ha dovuto cambiare vestiti: ha acquistato un bel paio di converse nere, e gli è stato insegnato che bisogna tenere le converse anche di inverno, quando il freddo è così tagliente che le scarpette di tela sono come ciabatte. E Timmy Boy ha acconsentito, e a gennaio eccolo lì ad indossare tre paia di calze, e le converse nere, un po sporche per dare laria di essere decisamente vissute. Gli è stato detto di buttare i jeans azzurri e quella bella cintura elettronica e indossare un paio di pantaloni strettissimi e scuri, che gli facevano sembrare il culetto più sodo e il bacino più alto; e una felpa con cappuccio, da indossare ogni giorno per sette giorni a settimana, preferibilmente a tinta unita ma senza disdegnare le fantasie a righe orizzontali. E Timmy Boy ha acconsentito. E non gli è stato più concesso di ascoltare Bob Sinclair e Gwen Stefany, e le sue orecchie sono state abituate a Massi DL, ai Chemical Brothers e Bob Marley. E Timmy Boy ha acconsentito ancora, e dopo qualche tempo questa nuova musica gli è sembrata davvero più raffinata e colta della precedente. Timmy Boy non poteva più andare a ballare al Patio, o allo Chalet, e la sera lo potevate vedere lì, a passeggiare ai murazzi, vicino al The Beach, con la magliettina nera Krakatoa, oppure a quelle serate speciali con i Digitalism special guests. Timmy Boy stava diventando incredibilmente felice di questa nuova vita, di tutte queste feste, e poi tutta quella gente che stava conoscendo, roba da correre di notte sotto la pioggia e fermarsi senza nemmeno prendere fiato e dire wow, è quello che voglio e non voglio nientaltro. La sua vita, da quel momento, è diventata una festa. Ha cominciato ad uscire il venerdì sera, il sabato sera, a volte anche il giovedì sera, e cavolo se era bello, e se ne stava in piedi con le sue converse a sorseggiare una birra chiacchierando allegramente del più o del meno con tutte quelle facce nuove che gli sembravano così amiche, e aveva persino imparato che prima di chiedere ad una ragazza di uscire bisogna controllare se anche lei abbia un paio di converse uguali alle tue, e forse bisogna anche lasciarle il numero di telefono e sentirsi qualche volta e parlarsi, prima di iniziare a leccare una lingua sconosciuta. La gente da cui era circondato Timmy Boy era gente estremamente intelligente, e lui lo stava diventando a sua volta; si stava sviluppando il suo senso critico, spesso discuteva seduto al tavolo di un bar in Piazza Vittorio a sorseggiare del vino bianco prendendo un aperitivo. Perché quella gente era anche estremamente raffinata, e questo non spiaceva affatto, a Timmy Boy, che dal basso della sua rozzezza non si stupiva nemmeno più nel sapere la differenza tra un Nero dAvola e un Gewurztraminer. Se lo incontraste per strada, si ricorderebbe anche di tutti i diciottesimi a cui è andato, e tutte quelle belle formalità, e i regaloni che venivano fatti, e il completo elegante con la giacca e per i più coraggiosi una cravatta, e si ricorderebbe persino delle feste in collina, di tutte quelle belle ville con televisori immensi e gente ubriaca, e di quella dormita che si è fatto su un divano in seta, e forse anche di quelle uscite organizzate lui-il suo amico-lerelativeragazze che gli piacevano tanto.
Il fatto è che Timmy Boy si stava infognando davvero, perché il mondo in cui era entrato, il mondo che stava lentamente conoscendo, era lo squallido, triste, esaltante, egocentrico, egoistico mondo della gente trendy. Di quella gente che vive nel microcosmo in cui nasce e si sviluppa, e che ti cattura con il fascino che emana da ogni parte, con quel mistero e quella voglia di scoprire, e con tutti quegli intrighi, e quelle storie damore malsane che si consumano nella finta indifferenza degli amici che si hanno intorno. Quel salto che aveva fatto, povero Timmy Boy, credendo di trovare lerba dallaltro lato del fiume, e pensate alla sua faccia tenera, quando appoggiando a terra il primo piede si era ritrovato in una pozza di fango, e lerba che poteva vedere non era certo quella che cercava!
Timmy Boy amava, e forse ama ancora quello che è stato il suo mondo trendy, però oggi deve fare una scelta. Tutto scorre, si dice nel nostro ambiente colto. E Timmy Boy è lì, che sta pensando di togliersi le converse, le sue scarpe preferite, per cercarne un altro paio.
 
Marco Agnello
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categoria:varie, agnello, pasqua 2008