12^ giornata del girone di andata: Gabriele Sandri muore in seguito ad uno sparo accidentale.
12^ giornata del girone di ritorno: Matteo Bagnaresi muore in seguito ad una manovra automobilistica accidentale.
Sembra proprio che il diavolo abbia sostituito il suo prediletto 666 con un altro numero…
Un’altra tragica fatalità colpisce il mondo del calcio. Ma sarà veramente colpa sua?
Si, no, forse, sta di fatto che l’ambito calcistico è sempre di mezzo.
Ma andiamo con ordine: il 30/03/08 data dell’incontro Juve-Parma a Torino, pochi giorni orsono, il 28enne Matteo Bagnaresi perde la vita in un autogrill nei pressi di Asti. Il giovane fa sosta insieme ad un gruppo di tifosi del Parma quando, nel medesimo punto di ristoro, sopraggiunge un pullman di ultras bianconeri. Dopo uno scambio di sfottò tra i due opposti schieramenti, l’autista del pullman juventino, onde evitare complicazioni, dal momento che peraltro la tappa non era prevista, decide di ripartire. È qui accade il fattaccio. Matteo si trova nel posto sbagliato al momento sbagliato: durante la retromarcia viene investito e muore sul colpo.
La dinamica ricorda vagamente quella che aveva causato la morte del laziale Gabriele Sandri nei pressi di Arezzo, se non altro perché il luogo del misfatto è in entrambi i casi un autogrill. Il decesso di “Gabbo” era avvenuto però in maniera diversa, con un colpo sparato da un poliziotto avventato, come sicuramente ricorderete. Tuttavia le due situazioni presentano un punto in comune.
Certamente, i più potrebbero sostenere che si tratta di episodi che sarebbero potuti accadere anche vicino a discoteche, per strada, senza necessariamente coinvolgere il mondo del calcio. A primo istinto ci può sembrare una considerazione razionale, ma perché, fortunatamente, non accadono eventi simili in relazione ad altri sport? Per intenderci, perché si sente sempre parlare di partite a rischio, ultras pericolosi e quant’altro? Qual è la connessione tra questi incidenti ed il calcio?
Sarà perché questo sport è diventato in Italia una questione di vita o di morte, che crea un clima morboso, ingigantito dagli addetti ai lavori, che poi si è trasmesso anche ai tifosi. Infatti, se andiamo ad analizzare i due decessi, si può constatare che in parte sono stati favoriti dalla sfrenata inconsapevolezza degli ultras. Nel caso di “Gabbo” la causa dello sparo del poliziotto fu dovuta alla necessità di interrompere una rissa tra tifosi scalmanati, mentre Matteo è morto per la fretta dell’autista di allontanarsi per evitare che un semplice scambio di insulti tra le due tifoserie degenerasse in qualcosa di peggio.
In entrambe le tragedie la chiave di volta è stata la paura (dell’autista nel dramma di Asti, del poliziotto in quello di Arezzo) che ha determinato gli incidenti. Magari in altri frangenti questi ultimi non sarebbero avvenuti, essendo le situazioni valutate con maggiore calma. Il fatto che fosse coinvolta gente inclusa nell’ambito calcistico ha invece impedito una gestione più cauta degli eventi.
E i protagonisti restano sempre e comunque loro, gli ultras: in gran parte (non tutti, ovviamente, perché altrimenti si scatenerebbe la guerriglia ogni domenica in prossimità degli stadi) rozzi, violenti e che probabilmente non hanno la minima idea di ciò che è il calcio. Con una metafora improvvida (ma forse neanche troppo) potremmo paragonarli a delle armate di soldati, ciascuna rispondente al proprio padrone, ovvero alla propria squadra, che si sentono in dovere di compiere ogni genere di pazzie per dimostrare la loro “fedeltà”. E poi, come se addirittura fossero loro le vittime del sistema, se ne vanno in giro a manifestare reclamando “libertà agli ultras” e cercando di giustificare le loro azioni sotto un presunto amore per lo sport. Ci teniamo a precisarlo di nuovo, non è nostra intenzione generalizzare, tuttavia è un dato di fatto che i problemi sorgano a causa dei tifosi più accesi. Per usare un eufemismo.
Detto per inciso, questa settimana si gioca Parma-Lazio, le due squadre che hanno perso due dei loro sostenitori più accaniti in quella maledetta 12^. Incrociamo le dita.
Simone Accossato
Flavio Squillante
postato da: MemoTheWaves alle ore 16:01 | Permalink | commenti
categoria:sport, accossato squillante, maggio 2008
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