domenica, 11 maggio 2008
12^ giornata del girone di andata: Gabriele Sandri muore in seguito ad uno sparo accidentale.
12^ giornata del girone di ritorno: Matteo Bagnaresi muore in seguito ad una manovra automobilistica accidentale.
Sembra proprio che il diavolo abbia sostituito il suo prediletto 666 con un altro numero…
Un’altra tragica fatalità colpisce il mondo del calcio. Ma sarà veramente colpa sua?
Si, no, forse, sta di fatto che l’ambito calcistico è sempre di mezzo.
Ma andiamo con ordine: il 30/03/08 data dell’incontro Juve-Parma a Torino, pochi giorni orsono, il 28enne Matteo Bagnaresi perde la vita in un autogrill nei pressi di Asti. Il giovane fa sosta insieme ad un gruppo di tifosi del Parma quando, nel medesimo punto di ristoro, sopraggiunge un pullman di ultras bianconeri. Dopo uno scambio di sfottò tra i due opposti schieramenti, l’autista del pullman juventino, onde evitare complicazioni, dal momento che peraltro la tappa non era prevista, decide di ripartire. È qui accade il fattaccio. Matteo si trova nel posto sbagliato al momento sbagliato: durante la retromarcia viene investito e muore sul colpo.
La dinamica ricorda vagamente quella che aveva causato la morte del laziale Gabriele Sandri nei pressi di Arezzo, se non altro perché il luogo del misfatto è in entrambi i casi un autogrill. Il decesso di “Gabbo” era avvenuto però in maniera diversa, con un colpo sparato da un poliziotto avventato, come sicuramente ricorderete. Tuttavia le due situazioni presentano un punto in comune.
Certamente, i più potrebbero sostenere che si tratta di episodi che sarebbero potuti accadere anche vicino a discoteche, per strada, senza necessariamente coinvolgere il mondo del calcio. A primo istinto ci può sembrare una considerazione razionale, ma perché, fortunatamente, non accadono eventi simili in relazione ad altri sport? Per intenderci, perché si sente sempre parlare di partite a rischio, ultras pericolosi e quant’altro? Qual è la connessione tra questi incidenti ed il calcio?
Sarà perché questo sport è diventato in Italia una questione di vita o di morte, che crea un clima morboso, ingigantito dagli addetti ai lavori, che poi si è trasmesso anche ai tifosi. Infatti, se andiamo ad analizzare i due decessi, si può constatare che in parte sono stati favoriti dalla sfrenata inconsapevolezza degli ultras. Nel caso di “Gabbo” la causa dello sparo del poliziotto fu dovuta alla necessità di interrompere una rissa tra tifosi scalmanati, mentre Matteo è morto per la fretta dell’autista di allontanarsi per evitare che un semplice scambio di insulti tra le due tifoserie degenerasse in qualcosa di peggio.
In entrambe le tragedie la chiave di volta è stata la paura (dell’autista nel dramma di Asti, del poliziotto in quello di Arezzo) che ha determinato gli incidenti. Magari in altri frangenti questi ultimi non sarebbero avvenuti, essendo le situazioni valutate con maggiore calma. Il fatto che fosse coinvolta gente inclusa nell’ambito calcistico ha invece impedito una gestione più cauta degli eventi.
E i protagonisti restano sempre e comunque loro, gli ultras: in gran parte (non tutti, ovviamente, perché altrimenti si scatenerebbe la guerriglia ogni domenica in prossimità degli stadi) rozzi, violenti e che probabilmente non hanno la minima idea di ciò che è il calcio. Con una metafora improvvida (ma forse neanche troppo) potremmo paragonarli a delle armate di soldati, ciascuna rispondente al proprio padrone, ovvero alla propria squadra, che si sentono in dovere di compiere ogni genere di pazzie per dimostrare la loro “fedeltà”. E poi, come se addirittura fossero loro le vittime del sistema, se ne vanno in giro a manifestare reclamando “libertà agli ultras” e cercando di giustificare le loro azioni sotto un presunto amore per lo sport. Ci teniamo a precisarlo di nuovo, non è nostra intenzione generalizzare, tuttavia è un dato di fatto che i problemi sorgano a causa dei tifosi più accesi. Per usare un eufemismo.
Detto per inciso, questa settimana si gioca Parma-Lazio, le due squadre che hanno perso due dei loro sostenitori più accaniti in quella maledetta 12^. Incrociamo le dita.
 
Simone Accossato
Flavio Squillante
postato da: MemoTheWaves alle ore 16:01 | Permalink | commenti
categoria:sport, accossato squillante, maggio 2008
domenica, 04 maggio 2008
ROSSI C’E’! ROSSI C’E’! Chi non ha mai sentito o non ha mai voluto sentire la celebre esclamazione del grande Guido Meda, telecronista e uno dei più appassionati commentatori della moto GP? Chi dei super fedeli della domenica pomeriggio non si alza in piedi sul divano al solo sentirla? Chi non spera di gasarsi grazie ad un’altra perla metaforica di Meda quando Vale compie prodigi all’ultima curva?
Rossi c’è… o per meglio dire, è tornato. Si è rimesso in sella sia alla moto sia “alla legge”.
La pace col Fisco è finalmente arrivata dopo un’epopea iniziata quest’estate che ha tirato su un gran polverone da 60 milioni di euro, evasi tra gli anni 2000-2004. Il centauro infatti presentò le dichiarazioni tributarie in Inghilterra, ma per cifre irrisorie, attestando di essere residente ma non domiciliato. Risultato: doppio gioco fra due paesi e tasse ridicole.
Gli 007 del Fisco italiano, scoprendo i loschi traffici, hanno messo Vale con le spalle al muro: 50 milioni di pena da aggiungersi ai 60 iniziali per una totale di 110 e figuraccia davanti all’opinione pubblica. L’ammissione del campione dei propri misfatti si risolve con una multa di “soli” 35 milioni da versare nelle casse dello stato. Nessuna persona fisica ha mai pagato più di lui!
Ma Valentino?!...Ma Valentino?! (in perfetto stile Valerio Staffelli) ma ne avevi davvero bisogno?
Un campione plurimegaultraffermato (neologismo appena coniato) come te cadere in questi squallidi giochetti infantili! Ti “costava” tanto pagare il minimo indispensabile? Eh, ma con lo stipendio da fame della Yamaha (15 milioni di euro, senza gli sponsor) si fatica ad arrivare a fine mese…
Massì, però anche gli agenti del fisco, che pignoli…per 5 milioni di reddito provenienti dagli sponsor, altri 2 dal merchandising, più otto auto di proprietà, tra cui ovviamente diverse fuoriserie (Hummer, Porche, Ferrari, Bmw) e un inspiegabile Van da lavoro (ma che te ne fai?), e l’immancabile yacht, si poteva anche chiudere un occhio!
Certo che a ben vedere le cifre, i conti non tornano: perché da oltre 100 milioni, dopo l’ammissione di colpa, si arriva a 35? La questione ha suscitato non poco scalpore tra la gente, perchè tra i comuni mortali se si sgarra, si paga la mora, una percentuale di punizione per il ritardo del pagamento, non si ricevono sconti semplicemente per una presa di coscienza tardiva. Ma è anche vero che qua non si parla di bazzecole, ma di somme da capogiro. Di conseguenza la risposta di Vale ai suoi calunniatori pare quantomeno plausibile: «Se mi hanno fatto un regalo? 35 milioni?! Mi sembra di farlo io alla nazione. Pago quello che devo pagare.»
D’altra parte non troviamo come capro espiatorio il “Dottore” (espressione “made in” Meda).
Infatti i guai col fisco sembrano andare di moda negli ultimi tempi. Tra i precedenti spicca il nome di Fabio Capello, grande allenatore nostrano emigrato oltremanica, che aveva dirottato 10 milioni di euro su una società estera; o quello di Enrico Preziosi, presidente del Genoa, che tre anni orsono per problemi fiscali trascinò nella fossa anche tutta la sua società calcistica; o ancora il mitico sciatore Alberto Tomba, che nel 2000 rese al ministero delle Finanze 4 milioni, per averne evasi 12.
Tornando a Rossi, si può dire che dopo questa disavventura il campione pesarese abbia messo la testa a posto: «Ho pensato a riconquistare la mia tranquillità il prima possibile. Adesso mi sento italiano, con tutti i suoi pregi e difetti…».
Ora tornerà a vivere a Tavullia da bravo cittadino con solo la moto in testa, pronto a riconquistare le prime pagine dei giornali con le sue imprese in pista, non in tribunale.
 
Flavio Squillante
Simone Accossato
postato da: MemoTheWaves alle ore 12:21 | Permalink | commenti
categoria:sport, accossato squillante, pasqua 2008
giovedì, 07 febbraio 2008
Oscar Pistorius, Oz per gli amici, 21 anni sudafricano è il caso dell’anno. La sua vita è già compromessa a 11 mesi: una malformazione congenita lo ha costretto a subire la doppia amputazione degli arti inferiori. Tuttavia una grande forza di volontà, allenamento intenso e protesi all’avanguardia ha sopperito alla sua grave mancanza, non solo dandogli una vita “normale” ma permettendogli anche di diventare un corridore di atletica professionista.
Il suo obiettivo è partecipare ai giochi olimpici di Pechino 2008, anche se Oscar non potrebbe prenderne parte perché ancora troppo lento (il suo tempo nei 400 è di 46”90 mentre per qualificarsi occorre arrivare almeno ai 45”95). Ma a questo problema si potrebbe anche porre rimedio; il vero impedimento è la IAAF (International Association of Athletics Federation), la quale ha deciso che non ci andrà per una questione di principio. Infatti le protesi sopra citate funzionano come molle strepitose che lo fanno rimbalzare sulla pista più degli altri, apparentemente facilitandogli la corsa. «Ha il 90 per cento di spinta energetica in più contro il 60% del piede umano», sostiene il professor Peter Bruggeman, l’esperto che ha curato il problema, «il suo è un doping tecnologico». Naturalmente questa notizia ha suscitato molti pareri contrastanti. Ad esempio Elio Locatelli, direttore della sezione sviluppi della IAAF, si fa portavoce di tutti coloro che credono che la decisione sia giusta: rimarcando il divieto dell’utilizzo nelle competizioni sportive di “tecnological devices” afferma «Le valutazioni del prof.Bruggeman corrispondono a quanto avevamo già notato noi nei test effettuati a Roma. Si discute in termini errati: si parla di ingiustizia, assurdo». Pietro Mennea, l’indimenticabile sprinter azzurro, non ha esitazioni a difendere invece il sogno di Pistorius, sostenendo che si sarebbe dovuto regolamentare tutto nel momento opportuno, nello specifico stabilendo subito le protesi si e quelle no. Inoltre si scaglia contro le grandi compagnie d’immagine che si accaparrano i diritti degli atleti gareggianti, «e poi si rischia di scontentare un grosso sponsor sul piano dell’ immagine, perché vedere il “proprio” campione normodotato battuto da uno come Pistorius ha il suo peso».
Noi siamo dispiaciuti per l’opportunità persa da quest’atleta più che meritevole, con motivazioni esemplari, anche perché oltre al danno c’è la beffa dal momento che Oscar, già privato della possibilità di gareggiare ai giochi tradizionali, vede anche sfumare davanti ai suoi occhi le Paraolimpiadi, perché stavolta sono i corridori handicappati a non volerlo, ritenendolo troppo favorito rispetto a loro.
Così Pistorius è fuori dalle gare, non a causa del cronometro ma in nome della legge.
Un caso unico che divide la società civile e la sensibilità di coloro che ritengono che lo sport serva proprio a questo, a risollevarsi, non ad accontentarsi di stare nell’ombra.
Non è forse INSITO nel motto olimpico provarci sempre e comunque, a dispetto delle difficoltà?
“Citius, Altius, Fortius”, più veloce, più in alto, più forte!
E così siamo davvero a fine corsa? Il sogno è finito? Certo che no. La gara dell’eroe dei due mondi non si concluderà finchè la sua volontà rimarrà ferrea e resisterà tanto al suo handicap quanto al potere costituito.
Continua a correre, Oz, e il resto del mondo si adeguerà e dovrà accettarti.
 
                                                                                                     Simone Accossato
                                                                                                          Flavio Squillante
postato da: Crazymind alle ore 23:37 | Permalink | commenti (1)
categoria:sport, febbraio 2008, accossato squillante